Post pandemia possibile ipotizzare una risalita del reddito dell’uomo: sì all’incremento dell’assegno divorzile per l’ex moglie

Logico, quindi, vagliando la condizione economica dell’uomo con riguardo alla situazione economica esistente nell’anno 2021, catalogare la contrazione dei redditi dovuta alla pandemia, che quindi ha avuto riflessi negativi nell’anno preso in considerazione, come un fenomeno temporaneo ed esprimere una prognosi futura di un ulteriore incremento dei redditi dell’uomo

Post pandemia possibile ipotizzare una risalita del reddito dell’uomo: sì all’incremento dell’assegno divorzile per l’ex moglie

Plausibile ipotizzare che il reddito dell’ex marito risalga, una volta superata la fase pandemica: questo dettaglio legittima l’incremento dell’assegno divorzile riconosciuto all’ex moglie.
Questa la visione tracciata dai giudici (ordinanza numero 31087 del 27 novembre 2025 della Cassazione), i quali, chiamati a prendere in esame lo scontro tra due coniugi in crisi, ritengono sufficiente il richiamo, nell’ottica della quantificazione dell’assegno divorzile, alla plausibilità di una futura risalita della disponibilità reddituale del coniuge più forte economicamente.
Decisivo, nel contenzioso tra moglie e marito – Nadia e Mario, nomi di fantasia –, è il passaggio in Appello: lì, difatti, viene riconosciuto il diritto della donna a percepire un assegno divorzile da 800 euro al mese, cioè 200 euro in più rispetto a quanto stabilito in Tribunale. Impossibile, invece, arrivare alla cifra richiesta da Nadia, ossia 1.600 euro tondi tondi.
Per i giudici di secondo grado non ci sono dubbi, innanzitutto, sul diritto della donna a percepire l’assegno divorzile.
Chiuso questo fronte, quindi, resta aperto quello economico, anch’esso terreno di scontro tra i due oramai ex coniugi.
Per i giudici d’Appello va tenuto presente, nell’ottica della quantificazione dell’assegno, che la donna si è dedicata, durante la lunga convivenza matrimoniale, al lavoro domestico e alla crescita ed all’accudimento del figlio, cosa che ha comportato un significativo risparmio di spese al nucleo familiare. Quanto al contributo da lei fornito alla formazione del patrimonio comune, risulta provato che ella non ha però contribuito in via diretta – se non nei termini di cura della prole e del risparmio di spesa derivante dall’apporto alla vita domestica – alla formazione del patrimonio immobiliare e mobiliare familiare.
Ad arricchire il quadro, però, ulteriori dettagli, secondo i giudici d’Appello: l’entità del significativo contributo fornito dalla donna alla conduzione della vita familiare e le condizioni economico-reddituali dei due ex coniugi e la misura concreta del divario esistente tra le parti, considerato che i redditi documentati dall’uomo per gli anni 2021-2022, sebbene diminuiti rispetto al momento della separazione a causa della crisi economica dovuta alla diffusione del Covid 19, del tutto plausibilmente, con la fine del periodo pandemico, sono destinati ad attestarsi nuovamente attestati ben oltre i 2.200 euro dichiarati per il 2021. Da non trascurare, poi, aggiungono ancora i giudici d’Appello, che l’uomo abita la casa di proprietà e non è più onerato del mantenimento del figlio, mentre, dal canto suo, la donna paga un canone di locazione di 500 euro mensili e trae dall’attività – di sarta – svolta un reddito mensile di circa 100 euro ed ha recentemente venduto al fratello la sua quota, cioè metà, della proprietà di un appartamento, al prezzo di 47.000 euro. E tale ultimo introito può garantirle nel medio e nel lungo periodo la sostenibilità del pagamento di un canone di locazione e dei connessi oneri, perciò risulta congruo e idoneo a soddisfare le finalità compensative tipiche dell’assegno divorzile l’importo di 800 euro mensili da porsi a carico dell’uomo.
Inutili le obiezioni sollevate in Cassazione da Mario, il quale, volente o nolente, dovrà versare all’ex moglie Nadia 800 euro al mese come assegno divorzile.
Inutile, in particolare, la sottolineatura, da parte dell’uomo, della contrazione subita a livello reddituale, passando da 2.200 euro al mese a 1.500 euro al mese, a causa della pandemia.
Indiscutibili i presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile in favore della donna, i magistrati di Cassazione condividono le valutazioni compiute in Appello, valutazioni che hanno portato ad aumentare la cifra, rispetto a quanto stabilito in Tribunale, valutazioni che hanno valorizzato l’entità del significativo contributo fornito dalla donna alla conduzione della vita familiare e le rispettive condizioni economico-reddituali delle parti e della misura concreta del divario esistente tra loro.
Ragionando in questa ottica, anche per i magistrati di Cassazione, quantunque il reddito dell’uomo abbia subito una diminuzione a causa dell’emergenza Covid, è presumibile che, al termine del periodo pandemico, aumenteranno le sue entrate.
Logico, quindi, vagliando la condizione economica dell’uomo con riguardo alla situazione economica esistente nell’anno 2021, catalogare la contrazione dei redditi dovuta alla pandemia, che quindi ha avuto riflessi negativi nell’anno preso in considerazione, come un fenomeno temporaneo ed esprimere una prognosi futura di un ulteriore incremento dei redditi dell’uomo.

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